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New York New York: if I can make it there, I’d make it anywhere
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Piccole riflessioni dopo il termine dell’esperienza nella grande mela. Vivere New York da solo, ha fatto si che potessi respirare per davvero la città a pieno. E’ incredibile essere nella subway ed essere a stretto contatto con persone di razze diverse, di diverse religiorni, con una diversa estrazione sociale, con gusti e modi di vestirsi diversi. C’è il manager, rigorosamente giacca e cravatta, iphone in mano, musica nelle orecchie. Guarda freneticamente l’orologio, e alla fermata giusta, esce, ed incomincia a correre…Ogni giorno una maratona di New York per lui. Poi c’è la big mama di colore, con figli affianco, musica comunque alle orecchie, un occhio su un libro di poco spessore, un altro sui bambini, la sua giornata scorre tra una passeggiata a Central Park e la spesa in un market. Entrano musicisti di strada alla ricerca di qualche dollaro per mangiare, o per bersi l’ultimo rum prima di dormire. Attacca la musica, e spesso è come essere ad un concerto di punta. Puoi trovare nell’angolo più remoto della città, come sulla linea 1 della broadway musicisti che ogni parte del mondo avrebbero avuto successo. Questa è New York. New York è negli occhi di un tassista etiope, che ti offre un frutto di stagione e il racconte della sua vita. Ingegnere aereospaziale, royal force etiope, studi a mosca in aviazione ed un solo ultimo anno prima di ottenere dopo 7 anni di sacrific una cittadinanza che gli potrà garantire un posto di lavoro giusto. Ti dice che solo il suo corpo è qua, la sua anima, i suoi sentimenti, sono rimasti in Etiopia. Questa è New York. New York la vedi dentro ai negozi sulla settima, dove puoi trovare tutto e molto di più; basta chiedere. New York è negli occhi a mandorla di una marea di turisti del sol levante, che si muovono con eleganza per le vie di times square. New York è negli zaini degli homeless, che portano tutta la propria vita sulle proprie spalle.Un mondo differenze racchiuso in una città.
Subway's rule
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Dopo qualche giorno nella Big Apple, mi è chiarissima una regola della metropolitana. Ci si siede sempre ad un posto di distanza vuoto dalla persona più vicina. Forse anche underground si vuole mantenere la propria autonomia ed un minimo di distanza, da persone che vengono da posti e culture spesso agli antipodi, ma che si ritrovano da qualche secolo a questa parte sotto lo stesso cielo della stessa città…A questo punto il dubbio sorge. E se lasciassi due posti liberi tra me e la persona più strana del vagone. Parte la sfida…Mi siedo.Andiamo avanti qualche minuto. Le porte si aprono, entrano alcune persone. Due orientali, decisamente dei turisti, una big mama con due figli tra le mani. Un musicista che sembra dell’est europa. Rullo di tamburi…sceglieranno me, o il personaggio della carrozza…Un breve tentenno da parte del musicista, gli altri trovano posti liberi nella parte opposta della carrozza. Il musicista si guarda intorno. Rimane in piedi. Ne gioia ne castigo, ne per me turisti, che per lo strano della carrozza. Qui a New York nessuno è strano, nessuno è normale.
NY NY
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Due righe per esprimere le prime impressioni nella grande mela. Prendo la metropolitana. Linea 1. South Town. Scendo alla 42th. Fermata Times Square. C’è tanta gente, ognuno è immerso nei propri pensieri. La metropolitana ha un non so che di retrò, sembra che qua sotto non si arrivato il XXI secolo. Prendo le scale. Esco. Una marea di persone che camminano, io in mezzo. Mi guardo in torno, luci, suoni, voci confuse. Non ho il tempo di capire, devo seguire la folla. Devo inserirmi nello sciame di persone. Vado, credo che penserò mentre cammino dove sono, e dove andrò. Anche questa è l’america.