Articoli marcati con tag ‘Marketing 2.0’

You: HTC video marketing campaign

Logo per una start-up 2.0? Lo si fa in maniera 2.0

Qualche settimana fa il giro di boa, vento nuovo porta l’autunno, e fuori stagione nasce un Pomodoro. Modena è terreno fertile per l’innovazione e www.pomodoro.us vuole esserne precursore. Un nuovo marchio, nuovi businness model, nuovi interpreti: il campo è il web, l’evoluzione è il web 2.0 o ancora meglio il più attuale web squared.

Ebbene, la prima scelta, avendo le risorse umane, la strategia aziendale, i business models e un sito web già online non rimanere che trovare un marchio. La scelta del nome è stata partorita essenzialmente dagli sbagli fatti in passato, abbiamo fatto parte di “Prodotti Multimediali” e di “Engineering Group”, i due marchi non sono mai stati particolarmente “significativi” ne sono mai stati “forti” dal punto di vista comunicativo. Perciò è stato scelto Pomodoro, un associazione inusuale, tra il made in italy, la nostra storia, e l’innovazione. A questo punto abbiamo scelto di “disegnare” il nostro logo in maniera innovativa, proprio per dare un impronta sin dall’inizio di come vogliamo muoverci.

A questo proposito abbiamo trovato un portale davvero interessante, che da la possibilità di indire dei concorsi a budget per la realizzazione di lavorazioni grafica: template di siti, icone, loghi, coordinati, business card. 99designs.com è davvero semplice: ti registri, scegli il tipo di servizio che ti occorre, nel nostro caso il logo, un budget (che parte da $ 100,00) e poi scrivi un breve brief con caratteristiche del logo, target di utilizzo ed altre informazioni. Il concorso dura una settimana, le risorse che intervengono e partecipano sono tante, e chiaramente più il budget è alto più le risorse migliori si precipitano a partecipare. In una settimana noi abbiamo avuto più di 100 proposte.
Ecco la pagina del nostro concorso:

http://99designs.com/contests/30481

a fine concorso abbiamo optato per uno dei loghi proposti. Con un budget contenuto abbiamo ottenuto un bel logo, tante proposte, un nuovo fornitore e una bella esperienza di business fuori Italia. $ 200 dollare di budget, $ 150 al vincitore (un Cingalese), 50 $ al portale.

Alla prossima.

Corporate blog: nuova strada per farsi conoscere?

Ne approfitto della recente opportunità di lavoro che si è creata sull’argomento per dare qualche delucidazione sui Corporate Blog e su come si può gestire al meglio il loro valore per la piccola media impresa.
Per i neofiti dell’argomento, un breve botta e risposta per chiarire le basi da cui partirò.


Cos’è il Corporate Blog?

La naturale evoluzione dei Weblog nel mondo delle aziende. Mentre i Blog nella loro forma originaria vengono usati per comunicare impressioni, sensazioni e opinioni di una persona o di una comunità d’interessi, i “Corporate Blogs” pubblicano notizie e informazioni inerenti un’azienda, un    distretto industriale o un progetto destinato al relativo mercato di riferimento.

Qual è la grossa scommessa di questo nuovo tipo di comunicazione?
Fare un Corporate Blog che funzioni davvero, non è semplice; sono molte le problematiche da risolvere e non basta di per sé installare un software Open Source sul proprio Web server per ottenere i risultati sperati. Innanzitutto il Corporate Blog dev’essere attraente e ben ritagliato sull’immagine coordinata dell’azienda o dell’ente che lo utilizza, ridisegnato sulle esigenze dell’utenza tipica a cui è rivolto e, più che essere sempre aggiornato, deve necessariamente essere “vissuto” dalla comunità che in fin dei conti è il vero protagonista.

Quanto potrebbe incidere nei prossimi mesi il fenomeno dei Corporate Blogs su un trend attuale caratterizzato da una certa stasi della Net Economy?
Siamo pienamente convinti che il Corporate Blog possa essere di grandissimo aiuto, anzi addirittura decisivo al fine di smuovere le acque un po’ intorpidite della Net Economy. La prima ondata di questo fenomeno ha dato voce soltanto a coloro che avevano i mezzi economici per costruire e dare visibilità ai grandi portali, di per sé poco interattivi con l’utenza. Oggi con l’Open Source e mezzi ormai altamente sofisticati, quali i Blog di ultima generazione, non c’è bisogno di grossi investimenti per iniziare un’attività seria di comunicazione su Internet: questo non potrà che aiutare il mercato a trovare nuove strade di sbocco.

Bene, detto questo, è facile capire quanto le grosse aziende si siano mosse con largo anticipo rispetto alla PMI nell’investire su Corporate Blog che avesso in primis la funzione di avvicinarsi al cliente e monitorare conversazioni, avendone la possibilità diretta di controbatterle o reindirizzarle. Questa politica è stata apprezzatta in larga scala, anche se purtroppo come spesso succede, in Italia il grande entusiasmo che ha accompagnato la nascita di diversi corporate blog, come ad esempio quello di Mandarina Duck, Siemens, Ducati è pian piano scemato, tanto è vero che i primi due sono stati abbandonati dopo nemmeno due anni dalla loro nascita. Nelle piccole medie impresa, scusate il gioco di parole, è un impresa far cogliere ai titolari o a chi ha poter decisionale l’importanza di aver un corporate blog. E’ difficile far cogliere l’importanza di aver informazioni “live” sull’evoluzione dell’azienda, dei suoi show case, dei propri approfondimenti. Il corporate blogging per le PMI diventa una strategie alternativa di marketing che unisce due fondamentali componenti:

  • SEO: search engine optimization. Infatti l’aumentare di conversazioni, articoli ed approfondimenti sul campo d’interesse dell’azienda non fà altro che aumentarne la visibilità nei motori di ricerca.
  • SOCIAL MEDIA MARKETING:  l’aumentare delle conversazioni aumenta la capacità di passa parola inerente ai propri prodotti o servizi.

La realizzazione di un corporate blog ha un costo per la PMI molto al di sotto di quello che le grandi company hanno dovuto affrontare in questi anni, dove per un blog in wordpress giravano cifre intorno ai 10/20 mila Euro solo per la realizzazione grafica e strutturale, più mantenimenti di diverse miliaia di euro al mese per una vera e propria redazione composta da copywriter, sistemisti, grafici. Per una PMI i costi sono nettamente minori, se la realizzazione del blog in wordpress si può aggirare su cifre che difficilmente superano i 2.000 euro, il costo mensile per redarre articoli e gestire le conversazioni si può aggirare sulle diverse centinaia di euro, per poi andare a superare i 1000 euro solo in caso di richiesta di molti articoli da redarre.

Approfondiremo ancora meglio l’argomento riportando alcuni casi di successo al più presto. Vi lascio con un video dove vengono spiegate 10 buone ragioni per avere un corporate blog:

Friendfeed come strumento di comunicazione globale

A volte anche i più attenti arrivano in ritardo. Io su Friendfeed non ho visto con la dovuta prospettiva il prodotto e perciò mi sono ritrovato solo ora ad aver creato il profilo. Mi iscrivo, pochi passaggi e sono già dentro al mio profilo, friendfeed.com/fabiocanovi qui posso configurare che feed rappresentare nella mia “bacheca virtuale”. E così posso inserire lo status,  le note ed i link di Facebook, i miei link preferiti di Delicious, i feed rss del mio blog www.fabiocanovi.it e di quello multiautore per cui scrivo www.thewisegang.org e infine i vari post del mio profilo di twitter. Scelgo per categorie (amici, professione etc…) che contatti aggiungere, quali ritengo importante seguire sull’home page e quali solo nelle sottocategorie. Ben presto mi accorgo che molti dei miei colleghi lo usano, e che tanti altri esperti di settore che regolamente seguo su twitter siano già presenti su Friend Feed e diano molte più informazioni tramite questa piattaforma. Sono davvero contento di essere entrato nel mondo di Friend Feed, ed in parte devo ringraziare l’articolo letto su Wired lo scorso mese. Questo è tutto, presto scriverò qualcosa sul “WEB SQUARED”…

La reputazione ai tempi del web

” Ciao, stasera andiamo a fuori a cena? ”
” Si dai mi va, però vorrei andare in un posto nuovo…qualcosa di diverso dal solito. ”
” Ok, facciamo così, guardo su Due Spaghi qualche locale con buone recensioni qui su in montagna ”

Questa discussione fa parte della vita reale di ognuno di noi. Potere al giudizio dei clienti. Uno studio di ricerca sostiene che il 28 % dei risultati di Google su brand, prodotti o servizi sia frutto di user generetad content (contenuti generati dagli utenti), proprio per questo tutto e tutti nei tempi del web sono sotto la critica, fredda e a volte cinica mira dei clienti. Un prodotto od un servizio scadente, trova nella rete un eco di risonanza catastrofico che urla ” Era meglio se non facevi pubblicità “. E sì, perchè ora fare pubblicità implica avere dei feedback, e non più solo dei dati di aumento delle vendite post spot telivisivo, ma dei veri e propri riscontri bottom-up da parte dei clienti che comprano, recensiscono, si informano. Questo meccanismo genera un vortice virtuale per il quale un ampia percentuale di persone interessate all’acquisto di un bene si informano prima su internet. Cercano recensioni, confronti, commenti, voti, tutto ciò che può avvicinarti o allontanarti dall’acquisto. In un paese come l’Italia, dove il turismo è un businness a 9 zeri, questo meccanismo si ripiega in maniera magistrale su tutto ciò che è ristorazione e ricettività. Hotel, ristoranti, bed & breakfasr che hanno visibilità nella rete sono ampiamente recensiti, votati e commentati. La comunità di internauti crea una sorta di conoscienza (e coscienza) comune, autalimentata vorticosamente da tutti i partecipanti ” al banchetto “.

Ma non solo prodotti e servizi vengono recensiti ed assumono una propria reputazione online, bensì questo fenomeno, sopratutto in quest’ultimo anno ai tempi del social networking, si è ripiegato anche sulle persone. Ognuno di noi ha una storia ed una reputazione ben tracciata online a cui facilmente chiunque ha accesso.
Uno studio condotto dall’ente di ricerca marketing dell’Università del Masacchuset dice che il 53% degli americani adulti usano i motori di ricerca per trovare informazioni su altre persone, il 77% delle persone che lavorano nel recruitment risorse umane cerca notizie sui motori di ricerca riguardanti i possibili candidati, il 26% delle persone che lavorano negli uffici di ammissione dei college ricercano informazioni sui candidati nei motori di ricerca.

Quali opportunità di businness possono scaturire da questo evolversi della situazione?

In America, notoriamente diversi anni avanti rispetto a noi, dall’altra parte dell’oceano, precisamente in California, un giovane laureato della facoltà di Legge di Harvard ha messo su un business alquanto curioso, quello della difesa della reputazione online. La larga diffusione di blog su scala mondiale ha fatto sì che spesso e volentieri società operanti a diversi livelli nella blogosfera offrano come servizio il monitoraggio della conversazione online di aziende e dei loro prodotti, ma il servizio offerto da Reputation Defender ha la particolarita invecedi rivolgersi essenzialmente ai singoli individui. Può accadere a tutti che sul web siano presenti contenuti diffamatori, falsi o comunque in grado di danneggiare potenzialmente la nostra reputazione. Questo perchè generalmente il web ha un’ottima memoria e tutto ciò che viene scritto rimane nel tempo a disposizione di chiunque, è a questo punto che entra in gioco Reputation Defender, che ad un costo piuttosto contenuto si occupa di provvedere alla rimozione di quanto lesivo della privacy o della reputazione di un qualsivoglia individuo Per stessa ammissione di ReputationDefender, alcuni contenuti difficilmente potranno essere rimossi, come ad esempio nel caso di articoli di giornali. La ricerca di informazioni sulla singola persona fisica non sembra essere limitata all’inglese, ma piuttosto estesa a diverse lingue tra le quali l’italiano.

L’idea è senza dubbia particolare, direi geniale sotto certi aspetti. Ma ciò che mi chiedo è: ” è replicabile in Italia? “. Senza ombra dubbio, oggi come oggi no. Ma la si potrebbe modulare ad hoc per la situazione italiana, ad esempio per il settore turistico e ricettivo…Forse ho già scritto troppo, meglio correre a lavorarci sopra, l’idea c’è. Il mercato pure… Andiamo a vedere se è pronto…