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Funambol e siliconvalleyitalia

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Inutile presentarvi Funambol e Fabrizio Capobianco, vi basterà leggere il numero inaugurale di Wired Italia, e troverete tutte le informazioni sulla sua storia e su quello che sta facendo da diversi anni in Silicon Valley. Mi concentro più approfonditamente sulla disponibilità che questa persona ha dimostrato nei nostri confronti. Davvero un grande. Fabrizio, vestito in tipico stile valtellinese, ci accoglie con tanto di gadget e pasticcini in una delle tante zone di uffici nell’entroterra della south bay di San Francisco.
Ci raccontiamo un poco per presentarci, poi la parola passa a Fabrizio, che ci narra la sua storia di imprenditore, nato in valtellina, ed emigrato con moglie in California. Da qui un insieme di esperienze che lo portano a creare Funambol, alternativa opensource multipiattaforma a Blackberry. L’idea è senza dubbio fantastica, creare comunità di sviluppo opersource che lavorano per la compatibilità del prodotto su tutte le piattaforme mobile, mantenendo l’R&D completamente in Italia. Il suo progetto, che parte da Funambol vuole arrivare molto oltre. Il suo obiettivo è quello di creare una Silicon Valley in Italia; proprio per questo nasce la palestra per talenti di Funambol, chiamata Gymnasium, a cui partecipano i vari progetti di scambio italia – silicon valley, come ad esempio Fullbright (programma per giovani laureati sotto i 35 che vogliono fare 4 mesi di studi su businness administration all’università di Santa Clara per poi concludere il corso in una internship in una company della silicon valley), e mind the bridge, una bellissimo business plan competition sulla IC innovation technology.
Il risultato di tutto questo è il portale Silicon Valley Italia che raccoglie tutte le iniziative della palestra del buon Capobianco. Vi consiglio vivamente di seguire ogni articolo con attenzione, ci sono moltissimi spunti di prendere.
Think big. Perchè l’ottimismo è contagioso.

Università (Convento) di Santa Clara

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La nostra seconda esperienza in terra di silicone si è svolta all’università di Santa Clara, una ridente località nell’entroterra a sud di San Francisco.
University of Santa Clara
Un università avvolta dal verde e da un quanto mai penetrabile silenzio. Gli stabili sembrano un convento dismesso e rimesso a nuovo da poco. Nel tardo pomeriggio abbiamo vissuto la proclamazione dei ragazzi italiani del Fullbright (scambio italia / america con internship all’interno di aziende della silicon valley). Della decina di progetti presentati, in realtà ben pochi erano riguardanti il settore ICT, ma in ogni modo nel post proclamazione abbiamo fatto interessanti conoscenze con i ragazzi del programma. Ancora più interessante è stato intuire quanto possa essere formante un programma come il fullbright, che cade a pennello per background tecnici che vogliano fare impresa e acquisire conoscenze di businness administrator. Inoltre i ragazzi ci hanno trasmesso le profonde diversità della cultura professionale californiana rispetto a quella italiana. Qui ci si scambia opinioni per davvero, in maniera aperta e condivisa. Nessuno ha paura di esprimersi, e nessuno si nasconde, anzi, le proprie idee le si mettono in piazza, per trovare partnership, e soprautto contatti utili. Chiave fondamentale è il network. Crearsi un network = crearsi possibilità.
La visita successiva all’università ci ha mostrato un realtà davvero all’avanguardia in tutto per tutto, ma umanamente mi ha trasmesso una tristezza, che più che in California sembrava di essere ad Anzola nell’Emilia, senza nulla togliere a codesta località…