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E-democracy, e-government: la politica è 2.0?

E-democracy ed e-government stanno diventanto due componenti fondamentali per la cittadinanza nella società dell’informazione.
Le politiche per agevolare il processo di riorganizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni, che va sotto il nome di e-government, si stanno sviluppando in tutti i paesi con l’obiettivo di promuovere una società dell’informazione inclusiva, i cui benefici sociali ed economici possano essere allargati a tutti. In questa chiave si sta cercando di intervenire sul problema delle pre-condizioni della partecipazione dei cittadini alla società dell’informazione, contrastando il divario digitale (digital divide), ad esempio attraverso misure per favorire l’accesso telematico ai servizi e ad un’informazione chiara, pertinente e tempestiva sull’attività delle istituzioni.
Il problema di rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni, in un quadro sociale profondamente mutato dalla rivoluzione tecnologica, è una parte integrante di questo processo di innovazione, ancora da affrontare.
Le istituzioni politiche non sono chiamate solo a rispondere alle sfide dell’efficienza amministrativa, ma anche a quelle generate dall’ insufficienza dei canali tradizionali della mediazione della domanda politica. Ciò avviene in coincidenza con l’affermarsi di una nuova dimensione del governo democratico, la governance, che prevede l’intensificarsi delle relazioni, di confronto e cooperazione, fra attori pubblici e privati. Una partecipazione dei cittadini, in veste di attori individuali ed associativi, culturali, sociali e produttivi, più ampia (per bacino di soggetti coinvolti) ed estesa (per tematiche ed estensione temporale)

Così come il concetto di democrazia, anche il concetto di e-democracy, nella sua accezione più ampia, si articola in diverse dimensioni:

  • la dimensione dell’inclusione sociale, pre-condizione essenziale, che nel caso specifico dell’e-democracy si traduce in inclusione nella società dell’ informazione (è necessario contrastare il digital divide, con riferimento all’accesso alle infrastrutture, ai servizi, agli strumenti culturali adeguati);
  • la dimensione dell’accesso all’informazione, con particolare riferimento a quella prodotta dai soggetti pubblici (il richiamo è alla trasparenza dei processi decisionali politici in democrazia e, quindi, alla possibilità di esprimere un consenso informato e di esercitare un controllo democratico sull’operato delle istituzioni);
  • la dimensione dell’accesso alla sfera pubblica, quindi l’effettiva possibilità di produrre informazione e partecipare alla formazione delle opinioni, di dialogare fra cittadini e con le istituzioni, in un confronto aperto fra attori sociali, politici e istituzionali;
  • la dimensione elettorale, quindi l’elettorato passivo ed attivo, i processi elettorali di selezione della classe politica e di formazione dei governi e/o delle assemblee rappresentative, con particolare attenzione al processo di voto, meccanismo di scelta alla base del modello di democrazia rappresentativa; sono in quest’ambito possibili innovazioni riguardanti le modalità di selezione delle candidature e di formazione delle liste elettorali, le modalità tecniche della votazione (voto a distanza, noto come e-vote o voto elettronico), le modalità di voto (voto graduato/ordinato per liste e candidati, voto segmentato per ambito di policy, ecc.);
  • la dimensione dell’iniziativa diretta da parte dei cittadini, laddove sono previsti istituti giuridici specifici (ad esempio referendum, proposte di iniziativa popolare, ecc.), e forme spontanee rappresentate da petizioni, appelli, costituzione di gruppi informali e associazioni;
  • la dimensione del coinvolgimento dei cittadini e delle loro forme associative in specifici processi decisionali (ad esempio tavoli locali di concertazione delle politiche di sviluppo locale, Agenda 21, patti territoriali, urbanistica partecipata, bilancio partecipativo, piano dei tempi, piano del traffico, piano dei rifiuti, piano sanitario, ecc.).

La partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni democratiche può quindi essere favorita intervenendo su più versanti, a partire dalle pre-condizioni della partecipazione (accesso all’informazione, inclusione sociale, elettorato passivo ed attivo, iniziativa diretta), passando attraverso varie forme di consultazione dei cittadini nel corso dei processi di decisione, fino al coinvolgimento nella fase finale dei processi decisionali.

Cittadini, PAL web 2.0: partecipazione come parola chiave

L’uso dell’ICT (information, communication technology), a sostegno della partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni (e-democracy), è un campo di applicazione delle nuove tecnologie ancora poco sviluppato, ma sul quale negli ultimi anni è fortemente cresciuto l’interesse tanto dei governi nazionali e degli organismi internazionali, quanto delle comunità locali.
Questo versante di sperimentazione, in Italia, è stato sostenuto principalmente dagli sforzi di alcuni pionieri, amministrazioni locali e associazioni di cittadini.
Oggi la promozione dell’e-democracy è un elemento qualificante delle politiche nazionali per l’e-government, in linea con gli sviluppi europei; costituisce un’occasione preziosa per accrescere la centralità del tema nell’agenda pubblica, focalizzare e dare slancio all’iniziativa locale.
Su questo terreno si possono incontrare due parallele spinte innovative:

  • da un lato, la necessità di un adattamento del modo di operare delle istituzioni democratiche nel nuovo contesto sociale, con un maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali;
  • dall’altro, le opportunità offerte dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione per mantenere aperto un dialogo costante con i cittadini.

In un rapporto OCSE del 2001, ancora attuale per quanto riguarda i concetti chiave, erano stati individuati tre livelli di coinvolgimento, in un certo senso “evolutivi”, dei cittadini:

  • Informazione: una relazione one-way, in cui il governo pubblica e rilascia contenuti e i cittadini ne usufruiscono “passivamente”.
  • Consultazione: in questo caso la relazione è “two-ways”: i cittadini sono in grado di rispondere con un “feedback” alla pubblicazione dei documenti, esprimendo opinioni e richieste esplicite.
  • Partecipazione attiva: in questo contesto i cittadini la relazione è di diretta collaborazione con il governo, in modo che i cittadini possano esere coinvolti attivamente nel processo decisionale proponendo soluzioni o avviando discussioni e dibattiti.

E’ proprio su questo ultimo piano che le pubbliche amministrazioni dovranno fondare i loro progetti 2.0, garantendo la massima trasparenza e comunicazione tra cittadini e autorità locali.