Archivio di maggio 2009

Come sopravvivere ed investire in tempo di crisi…

Ebbene, una domanda che ci assila quotidianamente. In tempo di crisi, come si può sopravvivere ed investire allo stesso tempo, senza avere una grande storia aziendale, ed essento giovani e poco affermati.

La risposta classica sarebbe: ” E’ impossibile “. Ma non è così. Buona volontà, un po di sacrificio e si può vivere ed investire sull’innovazione allo stesso tempo.

Mi ritrovo a 27 anni a guidare il brand Prodotti Multimediali (www.prodottimultimediali.eu) da diversi anni, ma in realtà è solo un anno e poco più, dopo la fine dell’università che posso dire di aver concentrato i miei sforzi in maniera totale nel mondo del business legato al web. Prodotti multimediali è nato nel 2000, ed inizialmente ha cominciato l’approdo nel mondo business nel settore del web, del marketing e del multimedia. Negli anni, i servizi sono cambiati, si sono evoluti, è stata prima inserita, e poi ultimamente tralasciata la comunicazione tradizionale. Ora siamo arrivati ad una svolta, credo di poter dire con certezza che questa crisi stia facendo da setaccio di tutte le realtà economiche che non sono competitive o che stavano in piedi solo trascinate da un mercato sempre florido che da frutti per tutti. Bene, Prodotti Multimediali, da un anno a questa parte, si è concentrata su un evoluzione fisiologica dei servizi buttandosi solo sul web, eliminando completamente la comunicazione tradizionale ed in buona parte il multimedia classico. Come fare evolvere i servizi web?

In primis abbia diviso i servizi e prodotti offerti in due tronconi, quelli di base (in somma quelli che fanno base solidi) e quelli sperimentali (quelli su cui il margine è ridotto, ma che danno nuovi expertise interni e garantiscono innovazione e continuità).

I servizi base sono essenzialmente quelli legati alla realizzazione di siti web e la gestione di campagne di posizionamento sui motori di ricerca. Bene, questo oramai è diventato un servizio unico, ogni prodotto realizzato, viene fatto seguendo procedure e strutture di codici conformi alle convenzioni W3C su HTML e CSS, ed ogni sito web viene fatto attraverso moduli e disegni di progetto SEO friendly. I siti web realizzati oramai sono quasi tutti costruiti su CMS open source come Joomla (utilizzato per siti più semplici e meno customizzati) e Drupal (su cui posso dire che abbiamo un ottimo expertise interno ed una rete di contatti globale davvero forte). Amiamo però continuare ad investire sulla stesura di nuovi moduli o componenti proprietari, in modo da poter ad offrire, in maniera seriale, ma totalmente customizzabile sempre più funzionalità ai clienti, mantenendo i costi di realizzazione, nonchè i tempi, molto competivi.

Tutto ciò che era il classico web marketing, legato al mail marketing o simili, si è evoluto verso ad un marketing meno convenzionale (marketing non convenzionale mi pare un termine fermo nel tempo, le convenzioni cambiano…). Perciò si è investito sullo studio di nuove tipologie di marketing e dinamiche legate al 2.0 (Ho frequentato un interessantissimo master di Cofimp Bologna, ” Move to enterprise 2.0 “, che consiglio ampiamente a chiunque è interessato di approfondire tematiche legate al 2.0, e chiunque abbia voglia di creare ottime sinergie con professionisti ed aziende del settore in Italia. Perciò vai di social network, di buzz marketing (word of mouth, ovvero passaparola) etc…

Bene, e di questo ci si vive, o meglio, di questi tempi soppravive. Perchè, almeno qui a Modena, per fatturare si fattura, ma ci si trova coinvolti in questo enorme problema della liquidità. Sono sempre più le aziende che falliscono con un ottimo fatturato, perchè non riescono a reperire con tempistiche buone la liquidità…Beh, per cercare di sopravvivere a questo è importante fare politiche di selezione delle commesse, di proceduralizzazione degli anticipi ad accettazione preventivo, e di utilizzo e di formalizzazione dei contratti.

E su cosa si può investire nel mondo internet? Beh, mettiamo in conto che stiate soppravivendo (o mi aguro per voi vivendo, magari sorseggiando un martini sulla vostra barca), e questo è già un ottima condizione di partenza, è possibile investire in nuovi progetti. Per partire ad investire sul web, su progetti innovativi, bisogna avere diverse prerogative:

  1. Avere idee
  2. Avere competenze interne
  3. Conoscere il mercato
  4. Crearsi un network

Ritengo questi siano i quattro capisaldi dell’investire sull’innovazione nel mondo del web in questo momento storico. Concentriamoci sul punto numero tre. Conoscere il mercato, è fondamentale, ma ancora più è importante capire quali dinamiche lo regolano, quali bisogni stanno nascendo e di conseguenza verso che strada sta muovendosi il mercato stesso. Personalmente, dopo il master di cui vi ho parlato, ho cominciato ad investire molto sul mobile, e sul web 2.0 legato alla PAL (pubblica amministrazione locale).

Un primo progetto, legato al mobile è già partito. Si tratta di una business partnership chiamata MITAPP (Mobile innovation technology applications). www.mitapp.com Questo è un mercato che sicuramente si sta evolvendo sempre più e che in prospettiva darà molto lavoro e ottime prospettive di guadagno per chi saprà essere sul pezzo usciti da questa crisi.

Per parlarvi invece di un bel progetto che sto seguendo, legato al web 2.0 e alla PAL, aspetterò ancora un poco, in modo da potervi far vedere qualcosa di interessante.

Questo per dirvi che se avete una base finanziaria solida, e riuscite ad organizzare una politica molto slim di innovazione (utilizzando magari politiche di crowdsourcing, di business partnership etc…) potete, o meglio dovete, se non volete rimanere al palo, investire investire ed investire. Quando l’economia è ferma, il migliore modo di tornare a farla ripartire, è capire come muovere il motore in maniera differente.

Non scordiamoci che la parola ” crisi ” 危機 è formata da due ideogrammi. Il primo indica il pericolo, il secondo l’opportunità

Think big. Play web. Bye

Portafogli Dinamici…innovazione web sull'analisi tecnica finanziaria

Oggi, abbiamo avuto il grandissimo piacere di presentare all’ITForum di Rimini, la prima piattaforma web, per un analisi tecnica finanziaria basata su algoritmi totalmente innovativi curata dal team di Portafogli Dinamici, capitanato dal Dott. Ivano Menabue (presidenta nazionale SIAT). www.portafoglidinamici.com è una piattaforma di analisi tecnica basata su algoritmi inediti, originali e proprietari (operativi sui mercati da oltre un decennio) ideati, realizzati e manutenuti da ARST (Analisi Ricerche Strategie per il Trading) di Ivano Menabue. L’impostazione grafica intuitiva (verde = rialzo, rosso = ribasso) e l’efficacia degli strumenti inseriti mettono in condizione ogni utente di realizzare in autonomia la semplice operazione singola così come una gestione di portafoglio oculata nelle quantità operative e diversificata da rotazioni dei sottostanti, segnalate dalle Strategie di Portafoglio, e da più Strategie Operative in atto simultaneamente. Appassionati e professionisti di trading online ed analisi tecnica finanziaria, potete usufruire di un periodo di prova gratuita di 15 giorni, accessibile direttamente dalla piattaforma www.portafoglidinamici.com stessa.

Il prodotto web è totalmente innovativo, basato su tecnologie di front-end AJAX orientate ad una user experience totalmente friendly, e feature in totale stile 2.0. Personalizzazione delle pagine e dei blocchi di contenuto dell’home page, tramite politiche di gestione drag & drop dei blocchi, e di personalizzazione automatizzata dei contenuti utili all’utente.

Una community di professionisti, viva, che risiede sul forum tecnico dando sempre ottimi consigli e spunti day by day sull’operatività sulla piattaforma. Presto verrà avviato un servizio di report automatizzato e settorializzato per argomenti.

Crowdsourcing: male necessario o spinta innovativa?

Interessante analizzare la spiegazione del termine ” Crowd sourcing ” presa da wikipedia:

” Il termine Crowdsourcing (crowd + outsourcing) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team. Tale processo avviene attraverso degli strumenti web o comunque dei portali su internet. Inizialmente il crowdsourcing si basava sul lavoro di volontari ed appassionati che dedicavano il loro tempo libero a creare contenuti e risolvere problemi. La community open source è stata la prima a trovarne beneficio. Oggi il crowdsourcing rappresenta per le aziende un nuovo modello di open enterprise, per i freelance la possibilità di offrire i propri servizi su un mercato globale. “

ebbena qui viene presentata come un nuovo modello di open enterprise. Si parla di nuove possibilità, e così è…

In questo mondo globale, le possibilità di successo, di sviluppo, e di progettazione (non a caso ho voluto invertire le tipiche modalità di procedura di presentazione di un prodotto) sono finalmente alla portata dei più, basta cogliere le occasioni, ed essere organizzati in maniera ” globale “. D’apprima succedeva che alla buona idea, succedevano (a parte nelle realtà di un entità cospicua), tempi di realizzazione, e qualità di realizzazione veramente basse, questo perchè spesso, chi pensava il prodotto, era chi a sua volta lo progettava, ne sviluppava la struttura, ne disegnava la grafica e ne implementava strategie di marketing. Questo spesso perchè la ricerca di finanziamenti, sopratutto in Italia, era molto difficile, e l’investimento di risorse interne per reperire professionalità italiane era troppo ingente.
Bene ora tutto è cambiato. Come le aziende del manifatturiero, che spesso spostano la parte produttiva in outsourcing, mantendo solo ricerca e marketing nel bel paese, ora è possibile farlo anche per aziende del settore ICT, ancora meglio embrioni di start-up per progetti innovativi, magari paralleli ad attività già avviate. Sono molte le risorse in crowdsourcing a disposizione, dai più svariati paesi (India, Pakista, Bangladesh ma anche Russia, Ukraina e Romania), risorse competenti, a costi competitivi e con tempi di rilascio dei task assegnati davvero ottimi.

Ci sono però tanti fattori, molto sensibili a cui ogni eventuale project manager che voglia investire in risorse crowd sourcing deve tenere molto bene presenti, vediamone alcune:

  • Avere risorse interne che abbiano la piena padronanza del progetto e delle tecnologie utilizzate (questa è condizione necessaria per non ritrovarsi con lavori lasciati a metà, o da customizzare, e sopratutto per non dovere dipendere sempre da risorse esterne.
  • Disegnare un documento di progetto ben curato.
  • Ricercare le risorse su portali riconosciuti, in ordine di mio personale gusto eccone diversi:
  • Scegliere risorse che parlino un inglese fluente e che siano contattabili non solo tramite mail ma anche tramite un servizio di IM (instant messaging).
  • Intervistare accuratamente in fase di selezione tutti i possibili candidati, cogliendo le loro modalità di lavoro, i loro usi e costumi (è interessante capire che se assumete un indiano, e lui dopo una settimana è in pellegrinaggio, forse non era il caso di trascurare questo piccolo particolare).
  • Una volta selezionata la risorsa, fare un ulteriore intervista rivisitando tutti i task e le feature del lavoro assegnato.
  • Non lasciate spazio a malintesi, curate ogni singola virgola del progetto. Ritrovarsi a metà del progetto con incomprensioni non fa bene a nessuno.

Questi sono i punti chiave per fare del buon crowdsourcing. Per esperienza personale, ci si può muovere benissimo sul Cloning, e sullo sviluppo di moduli per CMS open source (Drupal e Joomla su tutti).

Mi raccomando, il crowdsourcing non va visto come la possibilità di spendere meno in manodopera di un progetto, ma va vista come la possibilità di investire su prodotti innovativi ricercando competenze ed expertise a livello globale.

Un caro saluto. F.

Stay hungry stay foolish: Steve Jobs speech

Bellissimo discorso di Steve Jobs a Stanford, per la consegna dei diplomi…