Archivio di marzo 2009

Let's go Celtics. Impariamo ad amare lo sport

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Ieri. Ore 18.30. Mi trovo a North Bay Boston, mi sto aggirando per i viottoli di Little Italy, in mano la macchina fotografica, IPOD alle orecchie. Tutta la serata prima lo passata a cercare i biglietti per il match di stasera al TD Bank North Garden ma niente da fare…Uscendo dai vicoli stretti di questo piccolo pezzo d’Italia portato oltre oceano, vedo alcuni tifosi che mi passano davanti, li seguo. Perchè no, proviamo a vedere di trovare qualche biglietto magari davanti al North Garden. Dieci alle sette. Sono dentro. Trovare i biglietti non è stato difficile. Sezione 316, posto 13 row 7. Passo in mezzo ad uno sciame di gente e negozi intenti a comprare e vendere mangiare e gadget verde trifogliati. Finalmente, ecco l’entrata del mio settore. Infilo la testa dentro. Spettacolo…

Mancano dieci minuti all’inizio del match, la gente canta, balla. La telecamera gira da un inquadratura all’altra ed ogni volta solito ritornello, il fortunato di turno viene ripreso, se ne accorge, e parte la pazzia. Tutti provano a fare le più ignoranti ed impensate mosse stile Steven Stiffler in American Pie 3 quando sfida l’orso nel locale gay. Ogni mossa tutto lo stadio a caricare urla ed applausi. Incredibile. Poi le luci si spengo, tutto il pubblico si alza, e l’occhio di bue inquadra una ragazza di colore. Inno nazionale. Mano al cuore, brividi su tutto il corpo.

4 quarti di vero spettacolo, di gioco, di vita sociale. Ogni pausa qualcosa veniva fatto. Ragazze pon pon. Mini partita di bambini. Giochi per il pubblico. Sono stati paracudati gadget dei Celtics, canzoni da cantare.

Familie con bambini ed anziani, giovani pieni di birra ed entusiasmo, coppie, bianchi, neri, orientali, ebrei. Tutti sotto uno stesso tetto ad urlare: LET’S GO CELTICS. Lezione di vita per la nostra Italia. Lezione di globalità. Lezione di sport.

New York New York: if I can make it there, I’d make it anywhere

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Piccole riflessioni dopo il termine dell’esperienza nella grande mela. Vivere New York da solo, ha fatto si che potessi respirare per davvero la città a pieno. E’ incredibile essere nella subway ed essere a stretto contatto con persone di razze diverse, di diverse religiorni, con una diversa estrazione sociale, con gusti e modi di vestirsi diversi. C’è il manager, rigorosamente giacca e cravatta, iphone in mano, musica nelle orecchie. Guarda freneticamente l’orologio, e alla fermata giusta, esce, ed incomincia a correre…Ogni giorno una maratona di New York per lui. Poi c’è la big mama di colore, con figli affianco, musica comunque alle orecchie, un occhio su un libro di poco spessore, un altro sui bambini, la sua giornata scorre tra una passeggiata a Central Park e la spesa in un market. Entrano musicisti di strada alla ricerca di qualche dollaro per mangiare, o per bersi l’ultimo rum prima di dormire. Attacca la musica, e spesso è come essere ad un concerto di punta. Puoi trovare nell’angolo più remoto della città, come sulla linea 1 della broadway musicisti che ogni parte del mondo avrebbero avuto successo. Questa è New York. New York è negli occhi di un tassista etiope, che ti offre un frutto di stagione e il racconte della sua vita. Ingegnere aereospaziale, royal force etiope, studi a mosca in aviazione ed un solo ultimo anno prima di ottenere dopo 7 anni di sacrific una cittadinanza che gli potrà garantire un posto di lavoro giusto. Ti dice che solo il suo corpo è qua, la sua anima, i suoi sentimenti, sono rimasti in Etiopia. Questa è New York. New York la vedi dentro ai negozi sulla settima, dove puoi trovare tutto e molto di più; basta chiedere. New York è negli occhi a mandorla di una marea di turisti del sol levante, che si muovono con eleganza per le vie di times square. New York è negli zaini degli homeless, che portano tutta la propria vita sulle proprie spalle.
Un mondo differenze racchiuso in una città.

Subway's rule

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Dopo qualche giorno nella Big Apple, mi è chiarissima una regola della metropolitana. Ci si siede sempre ad un posto di distanza vuoto dalla persona più vicina. Forse anche underground si vuole mantenere la propria autonomia ed un minimo di distanza, da persone che vengono da posti e culture spesso agli antipodi, ma che si ritrovano da qualche secolo a questa parte sotto lo stesso cielo della stessa città…
A questo punto il dubbio sorge. E se lasciassi due posti liberi tra me e la persona più strana del vagone. Parte la sfida…Mi siedo.Andiamo avanti qualche minuto. Le porte si aprono, entrano alcune persone. Due orientali, decisamente dei turisti, una big mama con due figli tra le mani. Un musicista che sembra dell’est europa. Rullo di tamburi…sceglieranno me, o il personaggio della carrozza…Un breve tentenno da parte del musicista, gli altri trovano posti liberi nella parte opposta della carrozza. Il musicista si guarda intorno. Rimane in piedi. Ne gioia ne castigo, ne per me turisti, che per lo strano della carrozza. Qui a New York nessuno è strano, nessuno è normale.

NY NY

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Due righe per esprimere le prime impressioni nella grande mela. Prendo la metropolitana. Linea 1. South Town. Scendo alla 42th. Fermata Times Square. C’è tanta gente, ognuno è immerso nei propri pensieri. La metropolitana ha un non so che di retrò, sembra che qua sotto non si arrivato il XXI secolo. Prendo le scale. Esco. Una marea di persone che camminano, io in mezzo. Mi guardo in torno, luci, suoni, voci confuse. Non ho il tempo di capire, devo seguire la folla. Devo inserirmi nello sciame di persone. Vado, credo che penserò mentre cammino dove sono, e dove andrò. Anche questa è l’america.

Arizona tour…il tutto nel nulla

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Rent a car all’aereoporto di Las Vegas. Ford 12 posti. 7 ragazzi e si parte alla volta del Grand Canyon. Incomincia il viaggio…dopo qualche minuto usciamo da Sin City e ci ritroviamo all’hoover dam, una delle dighe più alte del mondo. La cosa più incredibile, è la nuova highway che stanno costruendo affianco alla strada statale. In mezzo la conca della diga, vediamo due blocchi di un ponte a penzoloni…una cosa incredibile. Alla faccia dell’ingegneria estrema. Ci allontaniamo dalla diga e ci ritroviamo nel nulla. Un nulla che sale pian piano oltre i duemila metri sul livello del mare. Ed ecco la neve a bordo della strada…I borghi si alternano ogni 50/100 miglia di distanza. Solita routine, un benzinaio, un mac donald, un wendie, qaulche altra catena e poco altro…This is USA. Ci alterniamo alla guida, il tempo passa, e vogliamo essere per il tramonto nel south rim del Grand Canyon…il sole si sta abbassando…e proprio sul più bello arriviamo…ma il tramonto è sull’altra sponda…accidenti. In ogni modo lo shock è forte, il Grand Canyon è davvero Grand…sembra disegnato. Ma questo è solo l’inziio…la mattina dopo ci svegliamo a vedere l’alba…freddo incredibile, tante persone, e al primo raggio…ohohohohohoho…colpo di scena…il dipinto si illumina. Il grand Canyon…Grand Canyon

Continuando il viaggio e ci dirigiamo verso il delirio degli State. Page ARIZONA. Un paese immerso nel deserto rosso dell’Arizona, qualche fast food (che chiude presto, mai dopo le nove) un po di catene di motel, e due chicche di natura: ANTELOPE CANYON e HORSEHOE del GLAM CANYON.
Il secondo ce lo prendiamo al tramonto, una camminata di 20 minuti sulla sabbia rossa, e poi arriviamo al vertice di una collina. E lo spettacolo è questo…Horsehoe.
Ci fermiamo ad ammirare codesta regalità finche non scende la sera su di noi. Un minuto di silenzio. Un respiro profondo…e via. Via verso Danny’s, unico posto aperto dove farsi una steak, bersi una coke (la birra oltre le 18 non la servivano) e andare a dormire preparandosi per l’Antelope.
Mattina seguente Antelope. Non credo serva descriverlo a parole, ne descrivere l’emozioni che regala. Eccolo:
Antelope CanyonAntelope CanyonAntelope Canyon

Funambol e siliconvalleyitalia

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Inutile presentarvi Funambol e Fabrizio Capobianco, vi basterà leggere il numero inaugurale di Wired Italia, e troverete tutte le informazioni sulla sua storia e su quello che sta facendo da diversi anni in Silicon Valley. Mi concentro più approfonditamente sulla disponibilità che questa persona ha dimostrato nei nostri confronti. Davvero un grande. Fabrizio, vestito in tipico stile valtellinese, ci accoglie con tanto di gadget e pasticcini in una delle tante zone di uffici nell’entroterra della south bay di San Francisco.
Ci raccontiamo un poco per presentarci, poi la parola passa a Fabrizio, che ci narra la sua storia di imprenditore, nato in valtellina, ed emigrato con moglie in California. Da qui un insieme di esperienze che lo portano a creare Funambol, alternativa opensource multipiattaforma a Blackberry. L’idea è senza dubbio fantastica, creare comunità di sviluppo opersource che lavorano per la compatibilità del prodotto su tutte le piattaforme mobile, mantenendo l’R&D completamente in Italia. Il suo progetto, che parte da Funambol vuole arrivare molto oltre. Il suo obiettivo è quello di creare una Silicon Valley in Italia; proprio per questo nasce la palestra per talenti di Funambol, chiamata Gymnasium, a cui partecipano i vari progetti di scambio italia – silicon valley, come ad esempio Fullbright (programma per giovani laureati sotto i 35 che vogliono fare 4 mesi di studi su businness administration all’università di Santa Clara per poi concludere il corso in una internship in una company della silicon valley), e mind the bridge, una bellissimo business plan competition sulla IC innovation technology.
Il risultato di tutto questo è il portale Silicon Valley Italia che raccoglie tutte le iniziative della palestra del buon Capobianco. Vi consiglio vivamente di seguire ogni articolo con attenzione, ci sono moltissimi spunti di prendere.
Think big. Perchè l’ottimismo è contagioso.

Your truman show…ma sopratutto Matteo Fabiano

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Ultima mattina, ci dirigiamo verso Your truman show, una inc. dove Matteo Fabiano, senior del settore, con anni di esperienza in silicon valley, ci attende per spiegarci un po la sua storia e le opportunità per il futuro nel settore ICT.
Colpo di scena, arriviamo nel edificio indicato, e la sede di Your Truman show è vuota…Subito ci informiamo e veniamo ridiretti in una zona centrale della city, in Financial Discrict. L’edificio è fantastica, ma arrivati in ufficio rimaniamo ancor più stupiti…l’ufficio con vetrata, da sul Bay bridge e sulla gola d’acqua che divide San Francisco dall’entroterra. Fantastico… Matteo Fabiano, sulla 40ina, sembra persona che ne sa, e si dimostra subito informale. Ci presenta la sua attività di studio legale, con il quale aiuta Italiani a prendere i vari visti disponibili e ad aprire le attività in California…Ma questo non è il fulcro dell’incotro. Infatti ci racconta la sua esperienza con yourtrumanshow, appena conclusa, dove ha portato avanti questa affascinante company, ove il core businness è il trovare advertising per video, attraverso un complesso algoritmo di analisi dei tag legati ai video che ora non mi dilungherò a spiegare.
Anche lui ci ha confermato che ora le cose sono ferme anche qui in Silicon Valley, le assunzioni sono bloccate, e la crisi si fa sentire. In ogni modo ci dice che l’importante è esserci…questo basta ad aprirsi le porte giuste per il futuro. Noi prendiamo nota, ed un pò perchè no cominciamo a sognare un futuro in California…

Intel inside…un colosso di idee

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Dopo una breve, e decisamente scarsa esperienza durata una scarsa oretta tra le 10 e le 11 da un gruppo di venture capital italio americani in silicon valley chiamato NOVENTI ci siamo diretti verso la sede di INTEL per incontrare due senior nel campo del web 2.0. (scarsa sia in termine di contenuti, già visti e rivisti in Italia, che nella disponibilità, molto scarsa e limitata nel tempo…vero Guido?)

Intel foto di gruppo Cofimp

La presentazione dell’azienda, e dell’evoluzioni di INTEL verso il 2.0 è stata lunga, ma interessante. Chiaramente è stata una dimensione processor oriented del 2.0, ma al di là di questa deformazione professionale è stato molto interessante capire quanto loro siano dentro a questo cambiamento, quanto si stiano dando da fare promuovendo iniziative, e addirittura un loro laboratorio interno per l’innovazione. Chiaramente Intel è una realtà enorme, uno stato nello stato, internazionale, formato da un centinaio di miliaia di persone. Come Google, può essere vista come una scuola più che un’opportunità di carriera.
Nota: Molto carina è anche l’idea, che in realtà ci ha raccontato il buon Sarmenghi (consulenza Cofimp) di Intel per popolare tutto il mondo di pc e connettività; un idea che sta coinvolgendo innumerevoli partner per portare l’innovazioni anche nel cosidetto terzo mondo, in primis in Africa e nelle zone disagiate del sud America.

Next space in Santa Cruz: Co-work o molto di più?

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Esperienza sorprendente. Forse perchè inaspettata. Entriamo dentro a Next Space, uno spazio per co-work, un incubatore, un professional network sotto un tetto. O forse tutto questo assieme. Lo spazio è davvero stiloso, tutto in stile molto free. La gente che lavora dentro a next space paga una quota mensile a seconda di cosa e come usufruisce. La quata minima (150 dollari) consente di andare al bar interno e di usufruire della wi-fi. La più completa offre un ufficio, servizi di cancelleria e consulenza. Il bello di questo spazio, è che si incontrano tantissime persone, e perciò ci si crea un network approfondito e multi culturale. C’è gente dall’Europa, dagli Stati Uniti e dall’Asia. Ci sono architetti, web designer, web developer, seo specialist. Next Space. Per concludere vi lascio l’immagine di una lavagna vista li negli uffici…molto carina…
Next Space

Università (Convento) di Santa Clara

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La nostra seconda esperienza in terra di silicone si è svolta all’università di Santa Clara, una ridente località nell’entroterra a sud di San Francisco.
University of Santa Clara
Un università avvolta dal verde e da un quanto mai penetrabile silenzio. Gli stabili sembrano un convento dismesso e rimesso a nuovo da poco. Nel tardo pomeriggio abbiamo vissuto la proclamazione dei ragazzi italiani del Fullbright (scambio italia / america con internship all’interno di aziende della silicon valley). Della decina di progetti presentati, in realtà ben pochi erano riguardanti il settore ICT, ma in ogni modo nel post proclamazione abbiamo fatto interessanti conoscenze con i ragazzi del programma. Ancora più interessante è stato intuire quanto possa essere formante un programma come il fullbright, che cade a pennello per background tecnici che vogliano fare impresa e acquisire conoscenze di businness administrator. Inoltre i ragazzi ci hanno trasmesso le profonde diversità della cultura professionale californiana rispetto a quella italiana. Qui ci si scambia opinioni per davvero, in maniera aperta e condivisa. Nessuno ha paura di esprimersi, e nessuno si nasconde, anzi, le proprie idee le si mettono in piazza, per trovare partnership, e soprautto contatti utili. Chiave fondamentale è il network. Crearsi un network = crearsi possibilità.
La visita successiva all’università ci ha mostrato un realtà davvero all’avanguardia in tutto per tutto, ma umanamente mi ha trasmesso una tristezza, che più che in California sembrava di essere ad Anzola nell’Emilia, senza nulla togliere a codesta località…